| Intervista de "La Voce di Atene" (STAMPA NAZIONALE GRECA) 23 Aprile 2007 1.
Lei ha fatto parte di grosse produzioni commerciali ma al tempo stesso
ha creato dei progetti personali e provocatori. Come e' riuscito a
combinare entrambe e attraverso quale delle due nature preferisce
esprimere la sua individualita' artistica? I
miei progetti sono quelli che - naturalmente - mi stanno piu' a cuore
ma allo stesso tempo non ho mai saputo dir di no all'opportunita' di
collaborare con artisti che ammiro anche se i loro lavori sono piu'
"commerciali". Sono contento del fatto di riuscire a lavorare sia nel
circuito underground che in quello piu' popolare e di mantenere la mia
credibilita' intatta in entrambe. Credo che ciò sia dovuto al fatto che
i personaggi che ho interpretato negli spettacoli "commerciali" sono
sempre stati "particolari" e che i miei progetti vengono dal cuore. C'è
una coerenza di fondo che tutti sembrano rispettare. 2.
Può darci maggiori dettagli circa la sua collaborazione con il
compositore Othon Mataragas e particolarmente circa le idee dietro
progetti quali Digital Angel, Viv od Da e Greater Feast Massacre? E
tanti altri pezzi nuovi. Non ho mai amato ed ammirato una stessa
persona in egual misura e con tanta intensità come Othon. Ci siamo
conosciuti due anni e mezzo fa. All'epoca facevo il musical "Chicago" a
Londra. Un Sabato notte, dopo lo spettacolo, andai a cantare una mia
opera elettronica al leggendario Club Kaos. Un club avant garde (e
segreto) per gli amanti delle "arti alternative". Non credo che esista
luogo piu' decadente. Othon era nel pubblico e dopo lo show venne a
visitarmi nel mio camerino. Da allora abbiamo trascorso gli ultimi due
anni e mezzo quasi sempre insieme. Per
quel che riguardano le idee dietro i brani sarebbe meglio chiedere ad
Othon. Da parte mia posso dire che, dal momento che i primi pezzi che
ha scritto per me sono di natura religiosa (ma in chiave critica, sia
chiaro), aveva bisogno di una voce che potesse esprimere
quell'"alterita'", una voce capace di essere estremamente mascolina ma
anche iper-femminile e a volte persino androgina. Abbiamo giocato con
molte idee, esperimenti e suoni e siamo arrivati al risultato finale.
Othon ha anche scritto per me canzoni che non sono operistiche. Io
tratto tutti i suoi pezzi come se fossero dei drammi brevi in quanto
sento che la sua sia una musica essenzialmente teatrale. 3.
Lei si autodefinisce artiste extraordinaire. Quali sono le sue fonti di
ispirazione per questa sua unica creazione artistica? Per esempio, cosa
sente di avere in comune con i castrati del passato? Un
"artiste extraordinaire" era ai tempi antichi un performer che si
esibiva in numeri di Varieta': Maghi, clown, acrobati. Divenne di moda
alla fine del diciannovesimo secolo usare questo titolo anche per
artisti che non facevano assolutamente nulla di straordinario (Ernesto ride).
Cosi' io l'ho scritto sul mio bigliettino da visita un po' come uno
scherzo, un po' come omaggio ai miei antichi predecessori ed un po' per
esprimere il fatto che non mi considero un semplice attore/cantante ma
mi sento piu' un guitto da baraccone. Ho cominciato nel cabaret
siciliano e i fantasmi di quei miei primi spettacoli aleggiano su tutto
cio' che faccio, persino oggi. Considero le commedie che ho scritto o
prodotto ("The Veiled Screen", per esempio) degli adattamenti teatrali
di spettacoli di varieta'. Sento
di avere molto in comune con i castrati. Come dice uno degli slogan del
mio spettacolo "True or Falsetto? A Secret History of the Castrati":
"Ci vogliono i coglioni per poter cantare senza!". Bisogna essere piu'
forti quando si e' diversi. Ma la conversazione sui castrati e' lunga e
complessa, hai altre 48 ore a disposizione? 4.
Ritiene che nuovi approcci alla musica classica ed operistica siano
possibili oggi per aiutarle a diventare piu' popolari e venire
abbracciate da piu' vaste platee? Crede che il suo lavoro sperimentale,
con il contributo di internet, possa essere fruito al di fuori del
circuito underground/avant-garde? No,
credo di no e non ritengo che c'entri nulla l'approccio degli artisti
alla musica. La nostra societa' e' ossessionata dal realismo
nell'arte... la massa, intendo. Per piu' di 50 anni la televisione ha
tolto loro la capacita' di sospendere l'incredulita', il desiderio di
sognare. Si ritrovano ad esigere il REALE, ad esigere il PLAUSIBILE, ad
esigere l'USUALE. Questo automaticamente esclude l'Opera, dal momento
che - almeno in superfice - è l'essenza dell'illusione,
dell'impossibile. Io
sono un intrattenitore fino in fondo e non potrei mai rifiutare
qualunque tipo di pubblico decida di amare i miei spettacoli ma, in
verità, al momento, sono perfettamente felice e lusingato
dall'apprezzamento del circuito underground/avant-garde. 5.
Che tipo di performance dobbiamo aspettarci ad Atene? Sarà qualcosa che
rassomiglia ad uno spettacolo di cabaret o qualcosa di diverso? Sara'
un recital di musica classica oscura e deviata con un
pianista/compositore virtuoso e fuori di testa ed un artiste
extraordinaire
basso/baritono/tenore/contralto/mezzosoprano/soprano! |